Inaugurazione del nuovo cimitero militare - Comune di Saronno

Eventi - Comune di Saronno

Inaugurazione del nuovo cimitero militare

Celebrazione dell'82° anniversrio della vittoria
Inaugurazione del nuovo cimitero Militare (4 novembre 2000)


 

Celebrazione dell'82° anniversrio della vittoria - 1

Celebrazione dell'82° anniversrio della vittoria - 2



DISCORSO CELEBRATIVO DEL SINDACO IN OCCASIONE DELLA MANIFESTAZIONE PER LA RICORRENZA SARONNO, 4 NOVEMBRE 2000

Signor Prefetto, Autorità Civili, Militari e Religiose, Rappresentanti delle Associazioni, Concittadini Saronnesi, Anzitutto, a nome della Città e dell'Amministrazione, il benvenuto a tutti i convenuti, che - con la loro presenza - hanno voluto onorare i Caduti per la Patria ed assistere ad una cerimonia suggestiva più per i valori che tramanda, che l'aspetto puramente celebrativo.
Oggi la Città di Saronno estingue un debito, quello contratto con i suoi cittadini che, a prezzo della vita, "hanno lasciato le madri per una madre, l'Italia", come leggiamo sul bellissimo monumento ai Caduti e, ora, su questo muro rievocativo.
Parole solenni, che - in un mondo distratto e rivolto all'effimero - possono apparire retoriche e svuotate di significato. Ma non è così. Da oltre cinquant'anni, noi abbiamo la fortuna, mai sperimentata nella storia dell'umanità, di vivere ininterrottamente nella pace: i confini sono sicuri, le alleanze forti ed assodate, i pericoli classici dei conflitti bellici lontani. Il messaggio di civiltà scolpito dai Padri Costituenti, al termine di una sanguinosa e fratricida guerra, nell'articolo 11 della Costituzione, suona più che mai attuale: "L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali".
Ma non è stato sempre così e, anzi, alle porte della nostra Nazione, oltreché, com'è d'attualità, nel delicato scacchiere del Medio Oriente, la pace risulta ancora un desiderio inesausto, compromesso da continue violenze e da odii irrefrenabili. Nondimeno, noi oggi - come dicevo - intendiamo estinguere un debito, onorando in modo appropriato, benché sobrio, dopo anni di superficiale abbandono, quanti, dalla nostra città, risposero all'impellente necessità della chiamata alle armi per la difesa della Comunità nazionale. Molti non tornarono alla quiete domestica e, dopo sacrifici che attualmente sembrano inconcepibili, diedero il loro bene più prezioso, la vita, per la Patria.
E oggi, traslati in luogo finalmente degno e composto, continuano a riposare ed a lanciare, silenziosamente, l'ammonimento, l'invito alla memoria collettiva, a non dimenticarli e a non dimenticare. Insieme ai soldati più umili ed ignoti - meritevoli della nostra gratitudine -, spiccano i resti della Medaglia d'Oro al Valor Militare, il S.Ten. Maurilio Bossi, saronnese, caduto sotto i colpi di baionetta nemici all'età di ventun anni, a Nervesa, al termine di una disperata azione bellica.
Ci si può interrogare sul significato di una medaglia: non è solo un simbolo prezioso, un lustrino, una decorazione inflazionata come ai tempi di Carlo V che, per non scontentare nessuno, creò todos caballeros. Maurilio Bossi fu - è - sì un eroe, un esempio di abnegazione e di virtù patriottica; ma non è un esempio indecifrabile o un'icona impossibile; è un uomo, un giovane come tanti altri, che, nel momento in cui la sua comunità, l'Italia, vacillava, non si tirò indietro ed ebbe il coraggio di scrivere, un anno prima della morte: "Il dovere è un sentimento superiore, magnifico, terribile, vasto come il mare, sconfinato come il cielo, infinito come Iddio. La disciplina è sacrificio, il sacrificio è coraggio, il coraggio è virtù".
Parole non certo peregrine o di facile scrittura, visto che, il 20 giugno 1918, "immolò i suoi venti anni alla Patria", come si legge nella motivazione per la medaglia d'oro.
Sacrificio vano? Impulso autodistruttivo? Vittima di radicale, endogeno convincimento da retorica patriottarda ottocentesca? Nulla di tutto ciò.
A me piace credere che, sotto i fatali assalti nemici - di altri uomini come lui, ungheresi - il nostro nobile concittadino, in un baleno, abbia ripercorso la sua giovane vita, riconosciuto gli affetti familiari, udito il suono delle voci amiche, sperato - con il suo sacrificio - di partecipare alla salvezza e alla saldezza della sua casa, del suo paese, della sua Patria. Sarebbe semplice dire: di queste gesta oggi non v'è più ombra. Io penso, al contrario, che l'eroismo - l'eccezionale generosità spinta sino al sacrificio di sé - esista tuttora, in forme molto diverse, ma sempre straordinarie, extra ordinem, ossia fuori dal comune. L'eroismo esiste anche in tempo di pace, si nasconde, si mimetizza, non fa parlare di sé, ma lascia il segno, una traccia della spartizione del bene. Si rende, quindi, fomento di speranza. Sotto questo aspetto, non è per certo un paradosso osservare che le Forze Armate, di cui si celebra la giornata, nell'àmbito del profondo ripensamento del loro ruolo, costituiscono un esempio straordinario di generosità organizzata, per le funzioni di ausilio, vigilanza e soccorso interno, più che esterno, svolto in ogni occasione di difficoltà e di calamità delle nostre popolazioni. Riflettiamo un momento insieme, nel silenzio; sono qui, sono queste le nostre radici profonde, quelle che ci dànno il senso della libertà, nel pensiero e nell'azione, che ci richiamano ad essere arisotelicamente animalia socialia nel rispetto delle individualità: Maurilio Bossi e, come lui, gl'innumerevoli Caduti, trasfusero la loro singola vita nella vita collettiva dell'entità composita che è la comunità nazionale. Con questo affettuoso pensiero e con gratitudine, continuiamo ad onorarli e ad onorare i valori cui hanno reso definitiva testimonianza.

 

Il Sindaco Avvocato Pierluigi Gilli


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